Un dialogo tra finezza ed energia che svela l’anima nobile del territorio.
Sono nato a Barletta, ma l’Abruzzo è diventato la mia terra d’adozione. La mia strada è iniziata tra i banchi dell’Istituto Alberghiero di Roccaraso, per poi definirsi compiutamente nel 2004, quando sono entrato a far parte del team di Cristiana e Niko Romito. Erano gli anni fondativi del Ristorante Reale: ho vissuto quell’evoluzione dall’interno, accompagnando il progetto fino al traguardo della terza stella Michelin nel ruolo di Head Sommelier.
Quell’esperienza, durata oltre vent’anni, ha plasmato profondamente il mio metodo. Per me il vino non è mai stato solo un prodotto, ma uno strumento culturale capace di dialogare con il pensiero gastronomico, il tempo e il contesto. Oggi guardo alla ristorazione come a un capitolo fondamentale della mia vita, un bagaglio prezioso che porto con me senza alcuna nostalgia. Conclusa quella fase, ho scelto di intraprendere una ricerca autonoma, declinando la mia competenza nella formazione, nella consulenza strategica e nella curatela di progetti enologici.
Da questa visione è nato Impressioni, un progetto che riflette integralmente il mio modo di intendere il vino. Non possiedo vigne e non ho l’ambizione di fare il vignaiolo: scelgo di fare vino perché sento di saperlo leggere, raccontare e, soprattutto, immaginare. È una sfida che nasce non dal possesso della terra, ma dall’interpretazione pura del territorio.
Il mio lavoro attuale si sviluppa così attraverso un racconto che dà voce all’identità liquida dei luoghi, la creazione di visioni enologiche coerenti e la trasmissione del vino inteso come atto culturale. Al centro di questo approccio restano l’eleganza, la pratica della sottrazione e una sensibilità contemporanea verso il senso profondo del bere.









